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Wsiii Michel Vassett

WALTER SMITH III


La terza generazione? Ascolta Sam Rivers e gioca ai videogame

Viene da Houston, città di blues e petrolio ma anche di jazzmen, questo ragazzotto che fa della ricerca sul suono e delle collaborazioni con i trombettisti i suoi punti di forza.

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Ci sono molte ragioni per credere che gli Smith siano fieri del proprio Walter, terzo erede di famiglia, leader e sideman tra i più richiesti e interessanti degli ultimi anni. Classe 1980, fa parte di una generazione che si diverte a giocare con la storia del jazz, attirata da epoche precedenti e imbevuta nelle modernità dei Jason Moran e dei Robert Glasper. I vari Ben Williams, Logan Richardson, Ambrose Akinmusire, Gerald Clayton (ma la lista potrebbe toccare le venti unità) hanno tutti più o meno trent’anni e l’abitudine di ritrovarsi in album-meteore, che i satelliti della critica, soprattutto aldiquà dell’oceano, non sempre riescono a intercettare.

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«Quando si tratta di suonare, alcuni musicisti gravitano gli uni attorno agli altri. Le ragioni sono varie ma dipendono soprattutto da una comune visione del processo creativo»

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Voyager HarWtheg Akin«Voyager» (2010) di Eric Harland e «When The Heart Emerges Glisten» (Blue Note, 2011) di Ambrose Akinmusire, ambedue in quintetto, sono tra questi album-meteore. Il primo è un live prodotto dalla francese Space Time, che mostra Harland nell’insolito ruolo di band leader. Il «resto» della Voyager band, oltre a Smith III, comprende Taylor Eigsti, Julian Lage e Harish Raghavan. Il secondo è uno dei best artistici del 2011 e uno di quei rari casi in cui visione estetica e amicizia vengono a coincidere: «Con Ambrose cerchiamo sempre di far succedere qualcosa di nuovo ponendo molta attenzione alla forma delle composizioni. Tutto si concentra sulla creatività». Del gruppo − in cui l’età media è bassa, incredibilmente bassa! − fanno parte il mirabolante Justin Brown (batteria) e Gerald, il più piccolo dei Clayton, occasionalmente rimpiazzatao da Sam Harris: «Quando si tratta di suonare, certi musicisti gravitano gli uni intorno agli altri. Le ragioni sono varie ma dipendono soprattutto da una comune visione del processo creativo».

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«Sam Rivers, come tanti altri, è una fonte d'ispirazione per il suo coraggio di essere differente»

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Il suono, gradualmente più corposo, e la facilità a suonare con i trombettisti sono due punti di forza di Smith III. Merito delle indubbie doti personali ma anche dei ripetuti consigli del trombettista Darren Barrett incontrato durante la formazione alla Berklee: «Quand’ero a Boston, abbiamo suonato assieme ogni fine settimana per circa tre anni. Mi spiegava come combinare inflessioni, articolazioni, intonazioni e via dicendo, con quelle del trombettista di turno. Puntava l'attenzione sulle nuances che una classica front line tromba-sax tenore può generare». Reattività e talento strumentale gli hanno facilitato l'ingresso nei gruppi di Christian Scott, Sean Jones (altri due giovani…) e del sopracitato Blanchard: «Christian era veramente concentrato sulle dinamiche e sull’emozione che scaturiva dalla musica. Con Sean era uno showcase di abilità tecniche ed eccitazione, sempre votato al suono dell’insieme, di solito un sestetto. La band di Terence è invece ampiamente concentrata sulle composizioni e il loro sviluppo. C'è sempre molto spazio per suonare e i brani sono aperti a ogni tipo d'interpretazione».

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«Ho avuto la fortuna di suonare con grandi trombettisti, e con ognuno di loro è stata un’esperienza incredibile e totalmente diversa»

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Iii SmithSmith III compare sul dorso di un novantina di Cd, tre a suo nome. Il primo lavoro, «Casually Introducing» (Fsnt, 2006), era e rimane un festival di talenti (si vedano i partecipanti) decorato con inserti electro: «Ho sperimentato moltissimo con innumerevoli aggeggi, pedali per chitarra, effect boxes, persino con l’Ewi, e al momento di “Casually Introducing” mi sono detto che avrei dovuto volevo lasciare una traccia». Consigliato da Musica Jazz, tra i best seller di iTunes per diverse settimane, «III» (Criss Cross, 2010) è invece di tutt’altra pasta, essendo interamente acustico. Vi troviamo due brani contenuti in «Choices» (Concord, 2009) di Terence Blanchard (Himorme e Byus) e Capital Wasteland, «ispirato da Fallout 3, un videogioco che adoro». «Sono coonvinto che i musicisti si sono sempre lasciati ispirare da eventi non musicali. Nella storia della musica, la stretta relazione tra fatti reali, politica, pop culture e l’opera di un artista non è mai mancata».

Link: waltersmith3.com/

Luca Civelli; foto di Michel Vasset; foto home di Govert Dressen (cortesia Smith III)