

CD1 First Set: Tiny Capers; Joy Spring/Delilah; Gerkin for Perkin; Gertrude's Bounce; Jordu; This Is Worth Fighting For; Home Row; News From Home; Let's Get Lost; those Were The Days. CD2 Second Set: Junior's Arrival; Time; Jordan Is A Hard Road To Travel; Peg; Blue Evening; Discombopulated; Snowbound; Days Of Wine And Roses; Our House.
Bill Carrothers: pianoforte; Nicolas Thys: contrabasso; Dre Pallemaerts: batteria.
Registrare al Vanguard di New York dove il jazz ha innalzato molte delle sue storie a leggenda rappresenta una soddisfazione unica, di sicuro sarà stata doppia per Carrothers, pianista di talento che è migrato proprio dalla “Big Apple” per consolidare un percorso tranquillo anche se zeppo di buoni riconoscimenti, soprattutto in Europa. Una delle sue influenze maggiori è stato il trombettista Clifford Brown, il fuoriclasse destinato a chissà quali meraviglie prima di quel maledetto incidente che gli stroncò la vita. A lui Carrothers ha dedicato un intero album, pubblicato lo scorso anno sempre dalla coraggiosa indipendente Pirouet, che costituisce anche buona parte del programma scelto per il doppio set newyorkese condiviso insieme a Nicholas Thys e Dre Pallemaerts, ritmica di sostanza in passato già artefice di buoni servigi per un altro grande sottovalutato come Kenny Werner. Proprio il lavoro collettivo rappresenta il punto di forza di un ascolto in cui toni lirici e spiccato melodismo sono al servizio del leader che gonfia i muscoli nel medley Joy Spring\Delilah, cui abbina anche un paio di passaggi (Gertrude’s Bounce, Time), scritti all’epoca da Richie Powell che del famoso quintetto di metà anni’50, condiviso fra Brown e Max Roach era lo splendido pianista. Altre composizioni originali ben ponderate si abbinano a una manciata di standard più conosciuti, tra questi c'è Let’s Get Lost, che spicca per l’umore denso e ombreggiato, decisamente suggestivo. Alla fine dei conti è un bel ritorno a casa per Carrothers.