CHARTS

Gennaio 2012

  1. Live at Birdland
    Lee Konitz
    Ecm
    Konitz Mj_red_small
    Blue_line
  2. Bitches Brew (40th Anniversary Collection)
    MIles Davis
    Columbia
    Miles
    Blue_line
  3. Tutu rivisited
    Marcus Miller
    Dreyfus
    Marcus Miller Tutu Revisited
    Blue_line
  4. Chamber Music Society
    Esperanza Spalding
    Heads Up
    Esperanza
    Blue_line
  5. What it's alla about
    Pat Metheny
    Nonesuch
    Metheny
    Blue_line
  6. Big band!
    Stefano Bollani
    Verve
    Bolla
    Blue_line
  7. Standing on the rooftop
    Madeleine Peyroux
    Emarcy
    Peyroux
    Blue_line
  8. Duo
    Bugge Wesseltoft
    Jazzland
    Wesse
    Blue_line
  9. When the heart emerges glistening
    Ambrose Akinmusire
    Blue Note
    Akinm
    Blue_line
  10. Mistico Mediterraneo
    Paolo Fresu
    Ecm
    Mistico
    Blue_line

Anteprima Double_red_arrow

Schumacher BANG MY CAN
Pascal Schumacher Quartet
Enja, distr. Egea

Consigliati

Recensioni

Schermata 2010 11 23 A 14.30.47
Chamber Music Society
ESPERANZA SPALDING
Heads Up 318102, distr. Egea

Tracce

Little Fly / Knowledge Of Good And Devil / Really Very Small / Chacarera / Wild Is The Wind / Apple Bossom / As A Sprout / What A Friend / Winter Sun / Inutil Paisagem / Short And Sweet.
Leo Genovese (p., tast.), Entcho Todorov (viol.), Lois Martin (viola), David Eggar (cello), Esperanza Spalding (cb., voc.), Terri Lyne Carrington (batt.), Quintino Cinalli (perc.); agg. Milton Nascimento (voc., 6), Gretchen Parlato (voc., 2, 10). 

Englewood Cliffs, 8 e 10-10-09; 14 e 19-1-10.

Formazione

Questo nuovo lavoro della bassista, sempre più interessata a far parlare di sé come di una delle nuove icone degli Stati Uniti meticci, conserva qualcosa di magico e altro di poco originale. È tutto giocato sull’incastro tra estetiche differenti: lei al contrabbasso è molto afro, con suono gonfio e rotondo; alla voce un bel po’ avanguardistica; le percussioni latin ricamano qua e là; il trio d’archi, i cui elementi si alternano o accompagnano, è di matrice cameristica.
L’incastro fra questi ingredienti e gli innesti dei due ospiti vocali funziona; ancor di più i momenti di estasi creativa, come Chacarera, e quelli più introspettivi, come Wild Is The Wind. Non convince invece l’abbandono delle derive propriamente black, anche un po’ hip hop, che però saranno recuperate – dice la bassista che entrò nella Chamber Music Orchestra dell’Oregon a quindici anni – nel secondo capitolo, in fase di ultimazione: «Radio Chamber Orchestra».

Scoppio